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Apparecchi acustici: l’evoluzione nel tempo

Come tantissimi altri dispositivi, anche gli apparecchi acustici hanno beneficiato dei progressi della tecnologica moderna. In particolare, nel corso del tempo i dispositivi acustici sono stati perfezionati in misura sempre maggiore, con l’effetto di essere sempre più funzionali ed efficienti. Il problema della sordità, infatti, ha ripercussioni non solo dal punto di vista fisico ma anche relazionale e psicologico, perché va ad intaccare il rapporto che la persona affetta da ipoacusia ha con il resto del mondo e con le altre persone che lo circondano. Il non sentirci bene, infatti, diventa un problema reso ancora più grave dalla percezione di sentirsi isolati o sentirsi fuori luogo dal momento che anche una banale chiacchierata può diventare difficile da portare avapparecchi acusticianti. Alcune volte, infatti, può essere scambiata la sordità come demenza senile iniziale e quindi portare il paziente stesso, oltre che alla sua famiglia, a ritenersi non in grado più di avere le normali abilità di cui godeva precedentemente.

Gli apparecchi acustici: da quelli analogici a quelli digitali

Gli apparecchi analogici erano molto più “scomodi” di quelli attuali in quanto i modelli della precedente generazione di dispositivi “raccoglieva” in modo uguale sia i rumori che i suoni veri e propri amplificandoli tutti allo stesso modo. Se il paziente, infatti, avesse avuto bisogno di sentirci di più aumentando il “volume”, l’amplificazione avrebbe comportato un incremento di suono frammisto a rumori per cui avrebbe rischiato comunque di non percepire meglio alcunché (in quanto naturalmente il nostro cervello discerne tra rumori di fondo e che ci infastidiscono e quelli verso cui poniamo più attenzione, quindi i suoni che ci interessa maggiormente rilevare). Gli apparecchi acustici analogici invece, grazie all’avanzamento della tecnologia, si adattano maggiormente al paziente e alle sue esigenze uditive, filtrando con diverso peso i rumori e amplificando solo quei suoni di cui necessitiamo l’ascolto.